Testimonianze d’arte nella mia città

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Chiesa di San Biagio

Fu eretta nel 1063 da un certo Guitterado (personaggio di origine germanica, Witterad) e sua moglie Imilia a ridosso del alto settentrionale della prima cerchia di mura. Nel 1340 l’edificio venne devastato da un incendio e rese necessario il rifacimento in mattoni della parte superiore, ancora oggi ben visibile sulla facciata. L’esterno è provvisto di due entrate, una frontale e una laterale: la prima ha un portale in tipico stile romanico pistoiese, con un arco rialzato dalla ghiera in marmi bicromi e decorato da motivi vegetali scolpiti. Nel XV secolo prese la dedica di san Biagio o, popolarmente, di “san Biagino”, a causa di una reliquia del santo ospitata nell’edificio. Nel Seicento fu sotto il patronato della nobile famiglia pistoiese dei conti Manni. Tra le tele di cui la chiesa era dotata spiccavano l’Assunzione di Maria di Giuseppe Nasini (XVII secolo), la Santa Lucia di Giovan Battista Gigli (XIX secolo) e la Vergine Annunziata di ignoto (XVII secolo), commissionate dalla famiglia Manni, e in deposito per motivi di sicurezza all’interno della chiesa dello Spirito Santo. All’interno conserva cicli di affreschi seicenteschi in parte ricoperti da strati di pitture posteriori e presenta ai lati degli altari gli stemmi scolpiti in pietra della nobile famiglia dei conti Manni che ne aveva il diritto di giuspatronato. Vi sono inoltre due sepolcreti in pietra seicenteschi fatti costruire dall’allora rettore, padre Matteo Manni. Pregevoli sono anche le decorazioni pittoriche attorno ai portali situati simmetricamente all’interno della chiesa. Fu soppressa come parrocchia nel 1784, anche se per ostinazione del parroco continuò ad essere officiata fino al 1802. Attualmente è sempre di proprietà della Curia, ma inutilizzata.

San Giovanni Fuor Civitas

 

 

L’edificio si presenta regolarmente orientato, col lato settentrionale, parallelo alle scomparse mura, in grande evidenza mentre il lato meridionale dà sul chiostro, e facciata e lato absidale sono malamente visibili, a causa degli edifici che quasi toccano la fabbrica. Il fianco nord, di conseguenza, è stato sempre considerato la vera facciata ed infatti reca al centro il ricco portale con l’architrave scolpita e firmata dal maestro Gruamonte che vi raffigurò l’Ultima Cena (datato 1166). L’opera mostra Gesù a tavola con undici apostoli, mentre Giuda è raffigurato in basso davanti a lui, a sottolineare la sua estraneità alla santità del gruppo. Le figure sono fisse e schematicamente ripetute, con le pieghe ritmiche della tovaglia che creano ampie onde davanti a ciascun personaggio, sembrando quasi un prolungamento delle toghe.

La fiancata presenta un’ornamentazione caratteristica del romanico a Pistoia, che imita il paramento murario tipico del romanico pisano, a file di arcatelle su lesene o colonnette con finestrelle e losanghe che si inscrivono negli archi, ma realizzata impiegando una decorazione dicroma bianca e verde (marmo e serpentino di Prato) che diventa così fitta da sovrastare otticamente il pur complesso partito architettonico. La chiesa così ricostruita, a navata unica con abside ad est, fu sottoposta al Proposto di Santo Stefano di Prato, sotto il cui patronato rimase circa un secolo. Alla fine di questo periodo la chiesa fu ampliata, distruggendo l’abside, prolungando il fianco nord e inglobando il lato nord del chiostro. Assunse così la pianta ad aula monoabsidata rettangolare che conserva a tutt’oggi.

Ciò che resta del chiostro del secolo XII rappresenta l’unico esempio a Pistoia di costruzione romanica con paramento misto di pietre e laterizio: sono in pietra le colonnine, adorne di capitelli con teste di leoni e di buoi, in mattoni gli archi e i muri piani. Nel XIV secolo il chiostro fu sopraelevato con una loggia.