Viaggio nell’abbandono…

Paese di Stiappa

Sperduto tra le creste di montagne ancora quasi selvagge, Pontito è l’estremo paese della Svizzera Pesciatina. Si tratta di un antichissimo castello che erge le sue vecchie case di pietra in una solitudine ed in un isolamento quasi totali, arroccato sulla cima di un alto colle, (mt. 749 s.l.m.) situato appunto nel lembo più settentrionale di questa zona. Il paesaggio che lo circonda non è dissimile da quello che un po’ tutta la Svizzera Pesciatina offre ai suoi visitatori, ma la sua posizione appartata e la sua lontananza dai più grossi centri abitati generano in chi vi si avvicina la sensazione di un luogo ombroso, ripiegato su se stesso, che, consapevole della sua rara bellezza, è tutto teso a resistere in una situazione di sdegnoso isolamento. Oggi una moderna strada conduce al paese, ma fino ad un’epoca abbastanza recente solo una tortuosa mulattiera costituiva il mezzo di collegamento tra esso ed il pesciatino. Chi percorre questa strada è colpito immediatamente da due cose: la completa assenza di qualsiasi costruzione al di fuori del borgo, che si staglia nettamente definito nei suoi confini in mezzo alla ininterrotta vegetazione circostante, e la sua particolare forma, così caratteristica da farne un esempio quasi unico, certamente non casuale, nel ricco panorama di paesi medioevali che la provincia di Pistoia offre. Istantanea è anche la percezione che Pontito è completamente tagliato fuori dai circuiti del grande turismo, e che la sua situazione è ben diversa da quella di tanti altri paesi che il flusso dei visitatori ha radicalmente modificati e stravolti. Qui, ai lati della strada, scorre incontaminato un paesaggio verdissimo di fitti boschi di castagni, intervallati qua e là da pochi filari di viti e qualche olivo. Si tratta di un paesaggio splendido e solitario, la cui secolare armonia non è interrotta neppure da una singola solitaria costruzione, né tanto meno turbata da alcuna presenza umana. Fra Stiappa e Pontito, infatti, non s’incontra anima viva, così come assolutamente solitario è anche l’arrivo da Lanciole, se si segue l’altro percorso possibile. Questa solitudine nei rapporti con il paesaggio circostante ci dà la misura dell’isolamento del paese, della sua decadenza dal punto di vista economico e produttivo, e del conseguente esodo dei suoi abitanti, che ormai da moltissimi anni prosegue, lentamente ma costantemente. L’isolamento del resto rende la vita difficile anche ai pochi rimasti, che si vedono privati di tutta una serie di servizi oggi considerati essenziali, e che si sentono soprattutto in uno stato di abbandono rispetto a coloro che vivono nei centri della pianura o comunque più vicino a Pescia. Però, dal punto di vista della conservazione dell’antico paese, è stato proprio questo isolamento a produrre il miracoloso risultato di far giungere fino a noi un borgo medioevale intatto fino nei minimi particolari, completamente costruito in pietra, senza una casa ridipinta, un mattone sostituito, un edificio che non abbia perlomeno qualche secolo di vita. E’ giunto così fino a noi un patrimonio ricchissimo di arredi vari (architravi, tabernacoli, pietre incise) risalente ad un arco temporale che va dai secoli più remoti fino al sette-ottocento. Pontito è inoltre un paese che non conosce il fenomeno della degradazione delle sue propaggini estreme e delle sue vicinanze, ed ancora oggi ha così poco di moderno da ispirare addirittura un senso di inquietudine e di insicurezza. Caratteristica e famosa è la sua forma urbana, ricavata in conformità alle caratteristiche della collina su cui è sorto. E’ la forma di un grande ventaglio rovesciato, la cui parte inferiore si distende allargandosi progressivamente verso le pendici del colle, mentre la superiore si restringe gradatamente, seguendo l’elevarsi del pendio, verso il luogo più eminente, dove è posta l’antica chiesa dedicata ai SS. Andrea e Lucia. Straordinaria è la regolarità della sua forma, la sua geometricità rigorosa, e la nettezza dei suoi contorni: le case si interrompono bruscamente lungo un’immaginaria linea retta che discende dall’alto della chiesa, ed appaiono perfettamente allineate ad una visione laterale. Appena superata questa linea ideale il quieto verde delle colline circostanti riprende il suo assoluto predominio, senza recare in se più alcuna traccia della presenza di un nucleo abitato a pochi passi. Altrettanto straordinario è il fatto che, di questo ventaglio, pare di poter intuire perfino le pieghe: esse sembrano, infatti, finemente disegnate dai piccoli vicoli discendenti, che si intuiscono allineati in un reticolo di intersezioni e di parallelismi accuratamente studiati, e che paiono farsi più fitti in corrispondenza delle sue estremità. In alto, invece, la chiesa con la sua massiccia torre campanaria, pare costituire l’indispensabile manico di questo ventaglio.

Paese di Lucchio

 

 

Sperduto tra le creste di montagne ancora quasi selvagge, Pontito è l’estremo paese della Svizzera Pesciatina. Si tratta di un antichissimo castello che erge le sue vecchie case di pietra in una solitudine ed in un isolamento quasi totali, arroccato sulla cima di un alto colle, (mt. 749 s.l.m.) situato appunto nel lembo più settentrionale di questa zona. Il paesaggio che lo circonda non è dissimile da quello che un po’ tutta la Svizzera Pesciatina offre ai suoi visitatori, ma la sua posizione appartata e la sua lontananza dai più grossi centri abitati generano in chi vi si avvicina la sensazione di un luogo ombroso, ripiegato su se stesso, che, consapevole della sua rara bellezza, è tutto teso a resistere in una situazione di sdegnoso isolamento. Oggi una moderna strada conduce al paese, ma fino ad un’epoca abbastanza recente solo una tortuosa mulattiera costituiva il mezzo di collegamento tra esso ed il pesciatino. Chi percorre questa strada è colpito immediatamente da due cose: la completa assenza di qualsiasi costruzione al di fuori del borgo, che si staglia nettamente definito nei suoi confini in mezzo alla ininterrotta vegetazione circostante, e la sua particolare forma, così caratteristica da farne un esempio quasi unico, certamente non casuale, nel ricco panorama di paesi medioevali che la provincia di Pistoia offre. Istantanea è anche la percezione che Pontito è completamente tagliato fuori dai circuiti del grande turismo, e che la sua situazione è ben diversa da quella di tanti altri paesi che il flusso dei visitatori ha radicalmente modificati e stravolti. Qui, ai lati della strada, scorre incontaminato un paesaggio verdissimo di fitti boschi di castagni, intervallati qua e là da pochi filari di viti e qualche olivo. Si tratta di un paesaggio splendido e solitario, la cui secolare armonia non è interrotta neppure da una singola solitaria costruzione, né tanto meno turbata da alcuna presenza umana. Fra Stiappa e Pontito, infatti, non s’incontra anima viva, così come assolutamente solitario è anche l’arrivo da Lanciole, se si segue l’altro percorso possibile. Questa solitudine nei rapporti con il paesaggio circostante ci dà la misura dell’isolamento del paese, della sua decadenza dal punto di vista economico e produttivo, e del conseguente esodo dei suoi abitanti, che ormai da moltissimi anni prosegue, lentamente ma costantemente. L’isolamento del resto rende la vita difficile anche ai pochi rimasti, che si vedono privati di tutta una serie di servizi oggi considerati essenziali, e che si sentono soprattutto in uno stato di abbandono rispetto a coloro che vivono nei centri della pianura o comunque più vicino a Pescia. Però, dal punto di vista della conservazione dell’antico paese, è stato proprio questo isolamento a produrre il miracoloso risultato di far giungere fino a noi un borgo medioevale intatto fino nei minimi particolari, completamente costruito in pietra, senza una casa ridipinta, un mattone sostituito, un edificio che non abbia perlomeno qualche secolo di vita. E’ giunto così fino a noi un patrimonio ricchissimo di arredi vari (architravi, tabernacoli, pietre incise) risalente ad un arco temporale che va dai secoli più remoti fino al sette-ottocento. Pontito è inoltre un paese che non conosce il fenomeno della degradazione delle sue propaggini estreme e delle sue vicinanze, ed ancora oggi ha così poco di moderno da ispirare addirittura un senso di inquietudine e di insicurezza. Caratteristica e famosa è la sua forma urbana, ricavata in conformità alle caratteristiche della collina su cui è sorto. E’ la forma di un grande ventaglio rovesciato, la cui parte inferiore si distende allargandosi progressivamente verso le pendici del colle, mentre la superiore si restringe gradatamente, seguendo l’elevarsi del pendio, verso il luogo più eminente, dove è posta l’antica chiesa dedicata ai SS. Andrea e Lucia. Straordinaria è la regolarità della sua forma, la sua geometricità rigorosa, e la nettezza dei suoi contorni: le case si interrompono bruscamente lungo un’immaginaria linea retta che discende dall’alto della chiesa, ed appaiono perfettamente allineate ad una visione laterale. Appena superata questa linea ideale il quieto verde delle colline circostanti riprende il suo assoluto predominio, senza recare in se più alcuna traccia della presenza di un nucleo abitato a pochi passi. Altrettanto straordinario è il fatto che, di questo ventaglio, pare di poter intuire perfino le pieghe: esse sembrano, infatti, finemente disegnate dai piccoli vicoli discendenti, che si intuiscono allineati in un reticolo di intersezioni e di parallelismi accuratamente studiati, e che paiono farsi più fitti in corrispondenza delle sue estremità. In alto, invece, la chiesa con la sua massiccia torre campanaria, pare costituire l’indispensabile manico di questo ventaglio.